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© 2016 by Fabio Berruti

Genova, Italy

BENT PAVILLON,

installazione architettonica

 

Collaboration:  MaDGStudio (IT), Appareil (ES)

Pubblications:  Archdaily, Deezen, Abitare

Photography: Anna Positano

L’installazione è stata reallizata nel mese di novembre di fronte alla Chiesa di Sant’Agostino e al Teatro della Tosse, a cento metri dalla Facoltà di Architettura di Genova durante l'evento  dedicato all'architettura "New generation festival" . L’obiettivo di questa installazione è stato quello di realizzare una struttura in legno che si rifacesse alle antiche tecniche di costruzione navale e che contemporaneamente interagisse con l’ambiente storico in cui era inserito. Questo obiettivo è stato ottenuto costruendo una struttura temporanea fortemente legata all’antica cantieristica navale e che, oltre a dialogare col contesto, mette in relazione le due personalità di Genova: la parte medioevale urbana e la città marittima. Due facce della stessa città un tempo fortemente legate, ma che nella sua storia si sono col tempo divise diventando elementi quasi estranei tra loro. Tramite questa installazione architettonica abbiamo voluto portare lo spirito marittimo nella città, seppur soltanto temporaneamente per rimettere in contatto gli abitanti di Genova con una parte della loro città che viene spesso dimenticata. Per la realizzazione dell’installazione abbiamo lavorato con due sistemi distinti ma interconnessi tra loro. Un sitema primario in legno (componente strutturale) composto da elementi lignei ortogonali assemblati tra loro. Su di esso è ancorato un sistema di elementi secondari portato dalla struttura primaria che attraverso alla capacità degli elementi lignei di cui è composta di curvarsi (per via dell’estrema snellezza ed elasticità degli elementi) disegna e crea una superficie curva. Questa superficie ricorda sia le forme degli scafi delle navi che il confine tra aria e mare, le onde. Con questo progetto non abbiamo voluto riprodurre un cantiere navale nel centro storico genovese, ma abbiamo voluto esplorare come tecniche prese da differenti contesti produttivi profondamente legati alla cultura di una città possano, se trasformati in architettura, avvicinare i cittadini alla città in cui vivono. Andando a creare tra cittadini e città non solo una convivenza ma anche un’empatia che non può nascere senza il ricordo di un passato condiviso.